Le Tre Sorelle su

 

1 Ottobre - 7 Novembre 2010

Tre Sorelle
di Anton Cechov

 

“Il regista Franco Venturini propone uno spettacolo vivace, unico e moderno, ricco di pathos e leggerezza al tempo stesso, una rilettura dell’opera in chiave moderna, incentrandola su un tema scottante del nostro contemporaneo: la maternità. Il disagio di Olga, Masa e Irina, confinate in una periferia russa che sembra soffocarle in una noia deleteria e mortifera, è generato da un malessere più profondo e travagliato: una sterilità innescata da meccanismi perversi, intransigenti come solo il destino sa essere.

          (Federica De Vita, Masa)

Il ritorno a Mosca, città in cui sono nate e cresciute prima del trasferimento, è il miraggio del loro cambiamento, un’attesa continua cui affidare una sequela di speranze e promesse. Ma Mosca sembra irrimediabilmente lontana, irraggiungibile, meta di un passato irrevocabile. Sul palco si alternano così la controversa e introspettiva irrequietezza di Masa (Federica De Vita), tormentata dai sensi di colpa e da una maternità desiderata troppo tardi, e la rassegnazione di Olga (Bianca Maria Merluzzi), che ha sostituito al parto la cura dei suoi alunni, e si fa madre nell’allevarli. Irina (Chiara Conti), la più giovane, a prima vista è sollevata dal peso di un problema tanto grande, e a stento riesce a seguire le riflessioni delle altre due sorelle, ma forse non troverà mai l’uomo con cui partorire una nuova vita. La scena è invasa da una grande altalena, su cui sembrano posarsi e fermentare i pensieri delle protagoniste. Più avanti vi è una piccola gabbia, la chiusa prigione in cui si sono arrestati i loro giorni.

(Federica De Vita, Chiara Conti e Bianca Maria Merluzzi: le Tre Sorelle)

Le attrici riescono a rendere godibile tale rilettura, alternando profondità dell’introspezione e leggerezza. Sì, leggerezza, perché in fondo le tre sorelle, da donne, sapranno trovare una soluzione a quella gabbia. Ancora una volta il teatro, rileggendo un classico, fa uscire il pubblico dalla sala con interrogativi rivolti al presente”.

Alessandro Venditti